Brunori e gli altri: i 5 migliori album italiani del 2017

A casa tutto bene_Brunori Sas_copertina

A pochi giorni dall’inizio dell’attesissimo Festival di Sanremo, voglio anch’io parlare di musica italiana, con una retrospettiva sul 2017, un anno decisamente molto prolifico da un punto di vista musicale per il Belpaese. Dal cantautorato, all’affermarsi di una scena cosiddetta “indie” sempre più matura anche per un pubblico al di fuori dei piccoli locali di tendenza, alle declinazioni italiane della musica parlata che ha permesso a artisti dal notevole spessore artistico di veicolare messaggi importanti a un pubblico di giovani e non davvero molto ampio, il 2017 ha visto un fermento musicale in Italia che a mio vedere ha quasi superato per interesse quello internazionale.

Ecco allora la mia personale classifica dei 5 migliori album italiani del 2017:

1) Brunori Sas – A casa tutto bene

L’album italiano dell’anno! Non solo, forse degli ultimi dieci.

Certo, mi hanno preceduto i Rockol Awards e le molte testate che già hanno definitivamente incoronato l’artista Brunori Sas e il suo capolavoro A casa tutto bene miglior album dell’anno. A confermarlo l’imminente tournée a teatro e l’atteso esordio di Dario Brunori alla conduzione di un programma TV di sua ideazione.

Ma torniamo al disco A casa tutto bene, per me di gran lunga il più ascoltato quest’anno, anche più dell’adoratissimo Is This The Life We Really Want? di Roger Waters, citato nel precedente post.

Come sappiamo già dai suoi precedenti dischi, che devo ammettere aver conosciuto più o meno in concomitanza con l’uscita dell’ultimo, Brunori unisce il meglio della tradizione cantautoriale italiana, grazie non da ultimo a una capacità dialettica e compositiva senza pari nella scena musicale odierna, ad uno spiccato senso critico e di osservazione.

A casa tutto bene ruota, per stessa ammissione dell’autore, intorno al tema della paura e tocca tutti quei temi che ci condizionano e quasi ci paralizzano nel quotidiano in questi tempi di grandi incertezze, tanto da indurre l’autore, citando la seconda traccia dell’album L’uomo nero, “invece di aprire la porta, la chiudo a chiave col chiavistello“.

Azzeccatissima la scelta degli arrangiamenti e sonorità in qualche modo anche più radiofoniche rispetto al passato, una su tutte La Verità che abbiamo sentito in lungo e per largo ovunque, A casa tutto bene in tutta la sua bellezza è un album straziante, un “pugno sulla schiena” che ci mette di fronte alla realtà. Quella realtà che tende a farci rifugiare in casa e guardare impauriti ai fatti di attualità che ci fanno rabbrividire e che tanto alimentano la nostra fobia dello sconosciuto.

A casa tutto bene parla di paura toccando tutti quei temi di cronaca e non solo a cui volente o nolente potremmo trovarci confrontati sintonizzandoci su un qualunque TG: femminicidi (Colpo di pistola), violenza domestica (Diego e io), alcolismo, accoglienza, indifferenza (Sabato bestiale), pregiudizio, mafia (Don Abbondio).

Non manca tuttavia anche la giusta nota di autoironia dell’io progressista che si interroga sui suoi punti di vista, ma si rende conto di non essere in grado di parlare a tutti, anzi si rende conto di rivolgersi soltanto a una certa Intellighenzia e meno alla stragrande maggioranza delle persone (Secondo me), cosa peraltro smentita dall’ampia risonanza di cui ha goduto l’album.

Quest’ultima, insieme a Canzone contro la paura, sono i brani che inizialmente mi fecero innamorare di questo album unico per composizione e contenuti, portandomi ad ascoltarlo ancora e ancora affinché mi si aprisse sempre di più e a riconoscerne l’importanza!

2) Willie Peyote – Sindrome di Tôret

Nomen omen: il gioco di parole tra la sua città, a cui rende omaggio, e la famosa sindrome di Tourette, più comunemente nota perché in alcuni casi porta i soggetti che ne sono affetti al turpiloquio, riassume perfettamente la genialità, lo stile e la cultura dell’artista Willie Peyote.

Artista e musicista a tutto tondo, dal passato di batterista punk e in un interessantissimo progetto di musica funk chiamato Feng Shui Project, dal vivo capita anche di vederlo suonare il basso, è evidente nelle sue canzoni che di musica ne sia un grande intenditore. Ciò si riflette ancora di più in questo nuovo album, che segue a stretto giro il suo ottimo predecessore Educazione Sabauda, e che già con il singolo Ottima Scusa ci mostra di che pasta è fatto.

Ma il disco si apre con un pezzo di tutt’altro tipo: Avanvera è la canzone che da il via alle danze. In puro stile rap Willie ci tiene innanzitutto a mettere in chiaro le cose con il classico pezzo del chi ce l’ha più duro. Non solo, Willie Peyote è acuto, sarà per età anagrafica, sarà per formazione personale, ma le immagini e le citazioni che evoca hanno sempre uno scopo preciso e non sono mai banali (“Dovrebbero metterti a tacere, Sindona“).

In un altro pezzo strizza l’occhio nientepopodimeno che a Gaber: “Come qualche tempo fa, Libertà è partecipazione! Ma anche il maestro vedesse in che situazione siamo adesso cambierebbe posizione“.

Il filo conduttore dell’album è appunto la libertà di espressione: sia quando è troppa, con evidente riferimento all’uso che si fa dei social network (“Costretti a esprimere sempre un’opinione, non fai in tempo ad averne una” o ancora “A parte i verbi e forse l’algebra qui han tutti da insegnare, è un popolo di Alberto Angela”), sia con riferimento all’incontinenza verbale della Sindrome di Tourette appunto, quella politically uncorrect de I cani, Metti che domani, Vilipendio.

A tutto questo si aggiunge l’utilizzo geniale di sketch della stand-up comedy italiana Giorgio Montanini e americana Louis C.K. Lascio a voi scoprirne il resto, enjoy!

3) Caparezza – Prisoner 709

Caparezza_Prisoner 709Con Prisoner 709, ancora una volta Caparezza non si smentisce e dimostra che per essere apprezzato anche dal grande pubblico non è necessario né fare musica trash, né scimmiottare le star di oltreoceano, ma a questo a dire il vero ci aveva abituato già diversi capitoli fa… Il suo precedente lavoro Museica, un concept album che si ispirava all’arte per parlare degli argomenti più disparati, aveva raggiunto largo consenso di pubblico e di critica trattando in maniera magistrale argomenti tutt’altro che scontati. A dimostrazione che non è per forza la forma o la qualità dell’esecuzione a determinare il successo di un’opera, ma è il codice, il linguaggio a fare la differenza.

Tornando a Prisoner 709, ritroviamo lo stesso codice e la stessa volontà di elevare il livello del discorso, divulgare e dare spunti di riflessione, leggi Migliora la tua memoria con un click con il featuring di Max Gazzè, L’uomo che premette e la stessa Ti fa stare bene. Non mancano riferimenti all’acufene, di cui l’artista soffre dal 2015 e che ha egregiamente elaborato in Larsen.

Terzo posto quindi, perché, nonostante ci legga addirittura qualche riferimento al mio maestro Battiato (Confusianesimo), in questo disco Caparezza mi entusiasma più per i contenuti che per la musica, ma questo ha a che fare con il codice di cui sopra.

4) Giorgio Poi – Fa niente

Personalmente ho dovuto abituarmi alla voce e al suo modo di cantare, spero non si offenda, un po’ androgino, però sin dal primo ascolto ci si rende subito conto che quello che suona è roba forte… Non è stato amore a primo ascolto, ma come scrive Francesca Ceccarelli su XL di Repubblica, il nuovo album di Giorgio Poi “può essere pericoloso: l’ascolto crea dipendenza!

Di paralleli se ne possono fare diversi, Ivan Graziani, Lucio Dalla, Vasco Rossi ecc., fatto sta che con Fa niente Poi ci porta nel suo mondo fatto di eccellente songwriting e sonorità pop-rock assolutamente non nuove, ma che risultano fresche e melodie che rimangono impresse, stampate nella testa.

5) Pinguini Tattici Nucleari – Gioventù brucata ex-aequo Eugenio in via di Gioia – Tutti su per terra

Pinguini Tattici Nucleari e Eugenio in via di Gioia, sono due band emergenti, se così si può dire, visto che entrambe hanno alle spalle già diversi anni di attività, che a mio avviso meritano lo spazio che si stanno ritagliando e anche qualcosina di più. E’ difficile etichettarli, e questo è un bene, ma mentre la freschezza, l’intelligenza e il senso critico non sono mai mancati, con i rispettivi nuovi album i Pinguini Tattici Nucleari e gli Eugenio in via di Gioia musicalmente parlando dimostrano di essere maturati, probabilmente anche grazie a delle produzioni migliori.

Un ex-aequo, dunque, che vuole essere da incitamento e da auspicio per dei lavori futuri ancora migliori e ancor più significativi!

 

Ascolti la musica su Spotify? Clicca e ascolta la playlist della mia Top 5 dei migliori album italiani del 2017!

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